Vicenda giudiziaria

Contesa su immobile: il giudice di Pistoia stabilisce i termini della vendita

La corte di Pistoia risolve una controversia immobiliare durata oltre vent'anni.

Contesa su immobile: il giudice di Pistoia stabilisce i termini della vendita

Una complessa vicenda legata alla compravendita di un immobile si è conclusa con la sentenza del giudice Pietro Marzotti del tribunale civile di Pistoia. La questione ha avuto inizio nel febbraio del 2005, quando un uomo originario della Campania e un residente della zona hanno firmato un preliminare di vendita per un appartamento di circa 130 metri quadrati ad Altopascio. Dopo la sottoscrizione di un preliminare alla presenza di un notaio, l’acquirente ha versato una caparra di 110 mila euro e avrebbe dovuto completare il pagamento con assegni circolari per un totale di 150 mila euro.

Tuttavia, la situazione si è complicata nel corso degli anni. Il venditore ha annunciato di non aver incassato l’intera cifra concordata, mentre l’acquirente ha sostenuto di aver saldato il debito. Nel 2007, l’acquirente ha avviato una causa civile per ottenere il trasferimento coattivo del bene, chiusasi nel 2018 con la dichiarazione di cessata materia del contendere, poiché il venditore si era reso disponibile a rogitare.

Nonostante ciò, l’atto notarile definitivo non è stato mai stipulato. A questo punto, nel 2018, il venditore ha inviato una diffida all’acquirente per l’adempimento del contratto. Non avendo ricevuto risposta, ha venduto l’immobile a una terza persona per 70 mila euro nel 2020, prevedendo una clausola di manleva nel contratto.

La sentenza finale

Nel settembre del 2023, il primo acquirente ha citato in giudizio il venditore per inadempimento e la restituzione dei 150 mila euro versati. Il venditore si è difeso, dichiarando la risoluzione del contratto per inadempimento da parte dell’acquirente, e ha coinvolto la nuova proprietaria nel procedimento. Dopo aver esaminato la questione, il tribunale ha stabilito che gli accordi del 2005 si sono risolti di diritto a causa del decorso dei termini della diffida del venditore.

Il giudice ha respinto le richieste principali dell’acquirente e accolto quelle del venditore. Tuttavia, ha ordinato la restituzione della caparra di 150 mila euro all’originario compratore, con interessi legali, e ha chiesto alla nuova proprietaria di risarcire il venditore con 110 mila euro a titolo di garanzia. Le spese legali sono state compensate tra le parti.