La discussione sull’ex Manifattura tabacchi Sud resta al centro del confronto politico a Lucca. Dopo le critiche dell’ex consigliere Gianni Giannini, il consigliere comunale delegato Elvio Cecchini, esponente di Azione, ha respinto l’accusa secondo cui la proposta del raggruppamento Polimea sarebbe stata un bluff. La sua posizione riguarda soprattutto l’esito procedurale dell’istruttoria e la possibilità di valutare, prima di archiviare definitivamente la vicenda, strumenti diversi per la rigenerazione del complesso.
Cecchini ha precisato i limiti del proprio incarico, spiegando di aver ricevuto dal sindaco una delega di indirizzo e impulso politico sulla Manifattura. Secondo il consigliere, non rientravano nelle sue competenze le decisioni amministrative o gestionali né la sostituzione degli uffici tecnici. Il suo ruolo, ha sottolineato, consisteva nel contribuire alla definizione degli obiettivi, favorire il confronto tra le diverse competenze e accompagnare un percorso ritenuto particolarmente complesso.
La proposta fermata prima della valutazione
Il passaggio centrale della ricostruzione riguarda la dichiarazione di inammissibilità comunicata a Cecchini il 5 agosto, prima della sottoscrizione del verbale della commissione. La proposta sarebbe stata esclusa per la presenza di condizioni ritenute ostative rispetto ai requisiti della procedura adottata. Per questo, ha spiegato il consigliere, l’offerta non sarebbe mai arrivata all’esame dei contenuti.
La mancata ammissione, secondo Cecchini, non equivale a un giudizio negativo sulla qualità o sull’interesse del progetto. La proposta non sarebbe stata valutata nel merito sotto il profilo della sostenibilità economico-finanziaria, della capacità dei soggetti coinvolti, del piano delle funzioni e della gestione dell’intervento. Il consigliere ha quindi giudicato fuorviante utilizzare l’esito formale dell’iter come dimostrazione dell’inconsistenza progettuale, economica o culturale dell’iniziativa.
Tra gli aspetti da verificare vengono indicati la composizione del raggruppamento, la permanenza dei soggetti coinvolti, la sostenibilità dell’investimento stimato in 34 milioni di euro, la durata della concessione e le garanzie previste. Cecchini ha sostenuto che queste valutazioni debbano essere svolte attraverso atti, documenti e dati, non sulla base di supposizioni o contrapposizioni politiche. Anche l’eventuale aumento delle stime rispetto alle valutazioni iniziali, ha aggiunto, non dimostrerebbe automaticamente l’insostenibilità dell’operazione: il parametro decisivo sarebbe l’equilibrio del piano economico-finanziario rispetto alle funzioni, ai costi e alla durata della concessione.
Le ipotesi per il futuro
Nella prospettiva indicata da Cecchini, il recupero della Manifattura non dovrebbe limitarsi alla valorizzazione immobiliare. L’obiettivo sarebbe costruire un equilibrio tra funzioni culturali, formative, sociali, giovanili, ricettive e commerciali, così da rendere sostenibile l’intervento senza comprometterne la finalità pubblica. In questo quadro, il consigliere ha ribadito di aver considerato il partenariato pubblico privato uno strumento potenzialmente più coerente con la complessità dell’operazione.
La proposta non consiste, ha chiarito, nell’assegnare direttamente il complesso a un soggetto, ignorare le regole o saltare le procedure. La richiesta è verificare se esistano ancora le condizioni normative per utilizzare un percorso procedurale diverso, qualora compatibile con l’interesse pubblico individuato dall’amministrazione. Cecchini ha invitato la politica a distinguere tra la conclusione di una procedura e la validità complessiva dell’obiettivo di rigenerazione.
Il consigliere ha infine sostenuto che l’ex Manifattura Sud rappresenti un patrimonio dell’intera città e non di una singola parte politica. Dopo il lavoro degli uffici e della commissione, concluso con la dichiarazione di inammissibilità della proposta, spetterebbe ora all’amministrazione decidere se considerare chiusa l’opportunità oppure verificare altri strumenti. Il punto, ha concluso Cecchini, è capire se esista ancora un progetto capace di trasformare il complesso in una risorsa per la comunità, nel rispetto delle norme.