Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani richiama l’attenzione delle istituzioni, del mondo della scuola e dell’opinione pubblica sulla protezione di docenti, studiosi, educatori e difensori dei diritti fondamentali che operano in Paesi caratterizzati da forti limitazioni delle libertà civili. L’intervento, diffuso il 13 agosto 2026, riguarda in particolare la libertà di espressione, di insegnamento e di movimento.
Secondo il Cnddu, in diverse aree del mondo la possibilità di esprimere opinioni, promuovere la cultura dei diritti umani, partecipare al dibattito pubblico o affrontare temi politicamente sensibili non beneficia delle stesse garanzie riconosciute dagli ordinamenti democratici. La questione coinvolge anche il settore educativo, poiché chi insegna i diritti umani svolge un’attività fondata su principi che superano i confini nazionali.
Un tema che riguarda il mondo dell’educazione
Dignità della persona, libertà di pensiero, uguaglianza, rifiuto della discriminazione, tutela delle minoranze, pace e stato di diritto sono indicati dall’associazione come elementi essenziali per la formazione delle nuove generazioni. Il Cnddu sottolinea quindi la necessità di interrogarsi sulle garanzie disponibili per chi, attraverso lezioni, convegni, articoli, iniziative culturali o attività associative, assume posizioni pubbliche sui diritti fondamentali.
Nel documento viene citato anche l’impegno del presidente del coordinamento, il professor Romano Pesavento, nella promozione della cultura dei diritti umani. L’associazione precisa tuttavia di non disporre, allo stato attuale, di elementi per affermare che nei suoi confronti siano state adottate misure restrittive, attività di sorveglianza o provvedimenti da parte di Stati stranieri.
Il riferimento a Pesavento, chiarisce il Cnddu, non rappresenta dunque la denuncia di una situazione personale già verificatasi, ma costituisce l’occasione per porre un problema più generale di prevenzione e protezione. L’interrogativo riguarda la possibilità che l’attività pubblica di un docente o di un rappresentante della società civile possa incidere sulla libertà di movimento o sullo svolgimento di attività formative in Paesi dove l’espressione del dissenso è sottoposta a restrizioni.
La richiesta di maggiori garanzie
L’associazione sostiene che la libertà di movimento non dovrebbe essere condizionata dalla promozione pacifica di valori riconosciuti dalla comunità internazionale. Allo stesso modo, opinioni espresse nell’ambito di attività educative e culturali non dovrebbero diventare motivo di discriminazione, pressioni, controlli arbitrari o limitazioni della libertà personale.
Per questo il Cnddu chiede alle istituzioni italiane ed europee di mantenere alta l’attenzione sulla protezione internazionale di docenti, ricercatori ed educatori impegnati nella diffusione della cultura dei diritti umani. Tra le esigenze indicate figurano una maggiore informazione preventiva sui rischi connessi ai viaggi e il rafforzamento degli strumenti di orientamento per chi, in ragione del proprio profilo accademico, educativo, giornalistico o associativo, deve recarsi all’estero.
La conclusione dell’associazione ruota attorno a un principio: promuovere pacificamente i diritti umani non dovrebbe trasformarsi, in nessuna parte del mondo, in un fattore di rischio per la libertà individuale. La protezione di chi educa a questi valori, sostiene il coordinamento, è parte integrante della protezione dei diritti umani stessi.