È stato avviato all’ospedale Versilia il progetto DrownInEd, ricerca osservazionale multicentrica dedicata ai pazienti colpiti da sindrome da annegamento non fatale. L’iniziativa, promossa dall’Azienda Usl Toscana nord ovest, ha l’obiettivo di analizzare la gestione dei casi in Pronto soccorso e di contribuire a rendere più omogenei e tempestivi i percorsi di cura.
Il presidio versiliese svolge il ruolo di coordinatore nazionale attraverso la Medicina d’Urgenza e il Pronto soccorso, diretti da Giuseppe Pepe. Per la struttura sono coinvolti come principali ricercatori i medici Michela Sanna, Nicola Salini, Barbara Bilotta Zaccari, Andrea Marinai e Matilde Scotto. Il progetto è partito con una rete di ospedali distribuiti tra Toscana e Liguria e punta ad ampliare progressivamente la partecipazione.
Una rete tra ospedali
Tra i centri già attivi figurano l’ospedale Apuane di Massa, con referente Marco Leorin, l’ospedale di Livorno, seguito da Luca Dallatomasina, e l’ospedale Misericordia di Grosseto dell’Azienda Usl Toscana sud est, con Dario Marietti come referente. In una fase successiva dovrebbero aggiungersi altri presidi, tra cui Siena, Pisa-Cisanello e Pietra Ligure, insieme ad altri centri di riferimento della costa toscana.
La fase di arruolamento terminerà nel 2030 e dovrebbe coinvolgere, nell’arco di sette anni, tra 560 e 700 pazienti adulti. La raccolta dei dati riguarderà le modalità di soccorso, la presa in carico in emergenza e le diverse manifestazioni cliniche della sindrome, considerando anche i differenti livelli di gravità.
Dalle spiagge al trattamento ospedaliero
La sindrome da annegamento può provocare complicanze respiratorie anche gravi, talvolta a distanza di ore dall’inalazione di acqua. I problemi possono quindi manifestarsi anche dopo un apparente recupero iniziale. Per questo lo studio prenderà in esame l’intero percorso assistenziale, dal primo intervento sulla spiaggia fino alle cure ricevute in ospedale.
In Italia si registrano ogni anno circa 350 decessi per annegamento. Il progetto intende osservare in modo sistematico la gestione dei pazienti che arrivano vivi in ospedale, verificando quali pratiche risultino più efficaci e dove possano essere introdotti miglioramenti. I dati raccolti serviranno a trasformare l’esperienza degli operatori dell’emergenza in conoscenze utili alla definizione di percorsi assistenziali più chiari e condivisi.
Lo studio DrownInEd mira così a rafforzare la ricerca clinica sull’emergenza da annegamento e a fornire indicazioni applicabili nella gestione dei casi non fatali. L’obiettivo finale è migliorare la qualità degli interventi e le possibilità di sopravvivenza delle persone soccorse, attraverso una valutazione comune delle procedure adottate dai diversi ospedali coinvolti.