Memoria lucchese

La goliardata dei ragazzi che chiusero Porta Elisa

Nel Ferragosto 1960 cinque adolescenti bloccarono l’accesso monumentale, osservando da lontano le reazioni di automobilisti e passanti.

La goliardata dei ragazzi che chiusero Porta Elisa

Era il 15 agosto 1960 e il centro storico di Lucca appariva quasi completamente deserto. Nel giorno di Ferragosto, molte attività avevano abbassato le serrande esponendo il cartoncino verde con la scritta Chiuso per ferie. Anche molti residenti rimasti in città preferivano non uscire, in un’epoca in cui trascorrere la festa lontano da casa era considerato un segno di benessere.

In quello scenario si mossero cinque adolescenti, tra i 14 e i 17 anni, che decisero di attraversare in bicicletta le strade del centro, allora percorse da pochissime auto e motocicli. In via Fillungo e nelle altre vie dentro le mura i negozi erano quasi tutti chiusi e i turisti rappresentavano ancora una presenza rara. Tra i pochi locali aperti c’erano il bar tabacchi di Beppe il Bugiardo, in via San Girolamo, Tista in piazza San Michele e l’osteria Topo Topo.

Il cartello sulla porta

I cinque ragazzi, descritti come giovani scapestrati, ebbero l’idea di trasformare quella calma in una beffa destinata a sorprendere chiunque fosse arrivato. Raggiunta Porta Elisa, sganciarono le catene che tenevano unite le due ante e la bloccarono dall’interno con il chiavaccio. Poi applicarono sul lato esterno un foglio bianco con la scritta Chiuso per ferie, riprendendo la formula abitualmente esposta dai negozi.

Prima di allontanarsi, i protagonisti immortalarono la scena con una piccola macchina fotografica. In quel momento non erano transitate né automobili né biciclette, così il gruppo poté raggiungere le mura e osservare dall’alto gli effetti della trovata. Dopo circa 10 minuti, un’automobile proveniente dalla circonvallazione si fermò davanti all’ingresso sbarrato. Il conducente scese, lesse il cartello e, senza trovare spiegazioni, risalì a bordo e fece inversione.

La riapertura il giorno dopo

Nel corso dell’ora successiva alcune persone a piedi e in bicicletta si trovarono davanti alla porta chiusa. I passanti guardarono con sorpresa la scena e commentarono l’accaduto, mentre i cinque adolescenti seguivano le reazioni senza farsi vedere. L’assenza delle tecnologie oggi comuni impediva di telefonare o diffondere immediatamente immagini e notizie: per questo la situazione rimase circoscritta alle persone che attraversavano quella zona.

Soltanto intorno alle 20 arrivarono due vigili urbani in bicicletta. A quel punto i ragazzi capirono che era il momento di allontanarsi e rientrare a casa. Porta Elisa rimase chiusa fino al giorno successivo, quando fu riaperta al traffico, chiudendo una goliardata rimasta nella memoria della città.