Aule e diritti

Galiano: «La scuola deve distribuire meglio le pause»

Docente critica lunga sospensione estiva; chiede strutture sicure, valutazioni formative e impiego consapevole dei media.

Galiano: «La scuola deve distribuire meglio le pause»

Enrico Galiano, insegnante e scrittore tra i più noti in Italia, interviene sul calendario delle lezioni e sulle condizioni degli istituti. Secondo il docente, posticipare ulteriormente l’avvio dell’anno per fronteggiare il caldo sarebbe una scelta comprensibile sul piano climatico, ma non adeguata alle esigenze degli studenti. La pausa estiva, già molto lunga, rischierebbe infatti di aumentare la discontinuità nel percorso formativo.

Galiano richiama l’esperienza avviata in via sperimentale in Emilia-Romagna, dove a inizio settembre sono rientrati in aula circa ottomila alunni della scuola primaria. L’obiettivo, nella sua analisi, dovrebbe essere quello di ripartire diversamente i circa 200 giorni di lezione previsti in Italia: meno settimane consecutive di chiusura durante l’estate e più interruzioni distribuite nell’arco dell’anno.

Pause più brevi e sostegno alle famiglie

Per il professore, durante i periodi di sospensione gli istituti non dovrebbero necessariamente chiudere del tutto. Potrebbero invece rimanere attivi con laboratori e attività affidate a educatori, offrendo un supporto concreto alle famiglie e un presidio per bambini e ragazzi. Una soluzione che, secondo Galiano, aiuterebbe anche a contrastare le disuguaglianze sociali legate alla gestione dei mesi estivi.

Le famiglie con maggiori disponibilità economiche possono iscrivere i figli a centri estivi, viaggi e iniziative culturali. Per gli altri, il periodo senza lezioni può tradursi in una maggiore difficoltà organizzativa. Il problema riguarda anche la conciliazione con i tempi di lavoro: dove non è possibile ricorrere a una babysitter, il carico della cura ricade spesso sulle madri.

Edifici, docenti e valutazione

Il modello di istituto immaginato da Galiano dovrebbe partire anche dalla qualità degli ambienti. Molti edifici scolastici, sostiene, sono poco sicuri e male climatizzati, oltre a essere poco adeguati dal punto di vista estetico. Il contesto fisico inciderebbe sulla motivazione degli studenti e renderebbe necessario un intervento sulle strutture.

Un altro nodo riguarda la selezione degli insegnanti. La preparazione teorica, secondo il docente, non sarebbe sufficiente: il reclutamento dovrebbe verificare anche le competenze relazionali e la capacità di lavorare concretamente in classe. Galiano mette inoltre in discussione il voto numerico, considerato un sistema orientato alla competizione più che all’apprendimento. Al suo posto indica feedback verbali e circostanziati, capaci di spiegare agli studenti i risultati raggiunti e gli aspetti da migliorare.

Resta complesso anche il rapporto con la tecnologia. Citando la ricerca scientifica, Galiano afferma che la semplice presenza di dispositivi digitali non migliora necessariamente l’apprendimento e può, in alcuni casi, associarsi a un calo dei risultati. Nella didattica, aggiunge, andrebbero valorizzate scrittura a mano, manualità e ascolto, affiancando a queste attività un’educazione ai media più consapevole, invece di un uso sistematico di smartphone e strumenti analoghi.