Numeri e vincoli

Lucca, il sindaco: «Dal 2022 47 ristoranti in meno»

L’amministrazione rivendica moratoria e zone rosse per frenare nuove aperture nel centro storico

Lucca, il sindaco: «Dal 2022 47 ristoranti in meno»

Il volto commerciale di Lucca è al centro del confronto politico tra l’amministrazione comunale e le opposizioni. Nel mirino ci sono i cambiamenti del centro storico e la presenza sempre più visibile di attività dedicate alla somministrazione di cibo e bevande, mentre molte botteghe di vicinato hanno chiuso.

Secondo i dati citati da Confesercenti, sono 202 le attività di vicinato che hanno abbassato le saracinesche dentro e fuori le Mura nell’arco di sei anni. In questo contesto, l’opposizione ha accusato la giunta guidata dal sindaco Mario Pardini di aver trasformato la città in un mangificio, contestando il proliferare di bar e ristoranti.

I dati sulle attività

Il primo cittadino ha replicato attraverso un video pubblicato sui social, nel quale ha messo a confronto i dati della Camera di Commercio. Nel 2012 i bar e i ristoranti attivi a Lucca erano 524. Dieci anni dopo, nel 2022, erano saliti a 601, con un incremento di 77 esercizi. Oggi, secondo i numeri illustrati da Pardini, sono invece 554: 47 in meno rispetto al momento dell’insediamento dell’attuale amministrazione.

«Dal 2012 al 2022 ci sono state 77 attività in più, mentre dal 2022 al 2026 ce ne sono 47 in meno», ha sottolineato il sindaco, attribuendo quindi la crescita al decennio precedente e il calo alle misure adottate dalla sua amministrazione. Pardini ha sostenuto che la diminuzione non sia casuale, ma collegata ai provvedimenti introdotti per regolamentare il commercio nel centro storico.

Moratoria e zone rosse

Tra le misure ricordate dal sindaco c’è la moratoria approvata dopo l’insediamento della giunta. Dentro le Mura non è possibile aprire nuove attività di somministrazione, ma soltanto trasferire esercizi già esistenti. In seguito sono state introdotte anche le cosiddette zone rosse, dove i vincoli risultano ancora più rigidi e non è consentito neppure il trasferimento di attività già presenti.

Le aree indicate comprendono piazza Anfiteatro, piazza San Michele, via Fillungo, piazza Napoleone, corso Garibaldi e Porta dei Borghi. Secondo Pardini, l’apertura di un nuovo locale non corrisponde necessariamente alla nascita di una nuova attività, perché può trattarsi dello spostamento di una licenza già esistente in città. Nelle zone rosse, però, anche questa possibilità è esclusa.

Il sindaco ha quindi respinto l’accusa di aver favorito la trasformazione di Lucca in un mangificio, invitando a leggere il fenomeno alla luce dell’andamento numerico delle attività. La maggioranza sottolinea il calo registrato dal 2022, mentre la minoranza richiama il cambiamento del tessuto commerciale e la riduzione delle botteghe tradizionali. Il confronto resta così legato sia ai dati sulle aperture e sulle chiusure sia agli effetti delle regole introdotte nel centro storico.