Esito giudiziario

Cassazione, a Lucca confermato il carcere per persecuzioni alla ex

Respinto il ricorso dell’uomo: resta valida la revoca dell’affidamento.

Cassazione, a Lucca confermato il carcere per persecuzioni alla ex

La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la revoca dell’affidamento in prova al servizio sociale disposto nei confronti di un uomo condannato per condotte persecutorie, violenze e minacce ai danni dell’ex convivente. I giudici della prima sezione penale hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa, rendendo definitiva la decisione già adottata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze.

Le segnalazioni e gli accertamenti

Il procedimento era nato dopo l’informativa di reato trasmessa dai carabinieri di Lucca. A seguito delle nuove contestazioni, il magistrato di sorveglianza aveva sospeso la misura alternativa e disposto l’immediato accompagnamento dell’uomo in carcere. Alla base del provvedimento c’erano le denunce presentate dalla persona offesa, ritenute attendibili dai magistrati e sostenute da riscontri investigativi.

Tra gli elementi valutati dagli investigatori figuravano anche tre registrazioni video consegnate dalla donna e successivamente trascritte in modo dettagliato dai militari dell’Arma. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, i materiali documentavano comportamenti ritenuti persecutori e minacciosi, incompatibili con il rispetto delle prescrizioni imposte durante il percorso di affidamento.

Il ricorso respinto dalla Suprema Corte

La difesa aveva contestato la valutazione dei giudici di merito, sostenendo un presunto travisamento delle prove. In via subordinata era stata chiesta la detenzione domiciliare per motivi di salute, collegati a patologie respiratorie. La Suprema Corte ha però ritenuto le censure inammissibili e infondate, ricordando l’autonomia del giudice di sorveglianza nella valutazione delle condotte emerse durante l’esecuzione della misura alternativa.

Per i giudici di legittimità è stato quindi corretto ritenere i comportamenti contestati assolutamente incompatibili con il percorso di reinserimento sociale. La valutazione sulla pericolosità dell’uomo e sulla sua incapacità di attenersi alle prescrizioni ha escluso anche l’accesso a misure meno afflittive, come i domiciliari. La documentazione sanitaria prodotta è stata inoltre considerata non aggiornata. Per il condannato si è così aperta nuovamente la strada del carcere, dove dovrà espiare il residuo della pena.