Giustizia per i risparmiatori

Truffa a danno di anziani: banca condannata a risarcire 160mila euro

La Corte d'Appello ha stabilito la responsabilità della banca per l'operato di un ex dipendente infedele.

Truffa a danno di anziani: banca condannata a risarcire 160mila euro

Una complessa vicenda giudiziaria si è conclusa con la condanna di un noto istituto di credito, responsabile di aver subito un pesante storno di fondi ai danni di due anziani risparmiatori. La Corte d’Appello, in sede di rinvio dopo la decisione della Cassazione, ha stabilito la responsabilità civile solidale della banca per l’operato illecito di un suo ex dipendente infedele.

Il caso riguarda l’appropriazione indebita di oltre 160mila euro da parte di un impiegato della filiale di Lucca, il quale, tra il 1998 e il 2000, ha svuotato progressivamente il conto corrente di una coppia di anziani coniugi. Sfruttando la fiducia dei clienti, l’uomo ha prospettato loro investimenti finanziari redditizi, ottenendo l’autorizzazione per eseguire numerosi prelievi.

Le somme prelevate, però, non venivano destinate ad alcuna operazione finanziaria, ma venivano sistematicamente distratte dal dipendente. Per mascherare le operazioni, rilasciava ricevute contraffatte e moduli bancari modificati. La truffa è emersa nel 2003 grazie alle denunce di altri clienti raggirati con lo stesso schema, dando avvio a un procedimento penale che ha portato alla condanna definitiva dell’ex bancario.

La causa civile e la sentenza

In sede civile, le figlie ed eredi della coppia di risparmiatori hanno avviato una causa per ottenere la restituzione delle somme sia dall’autore del reato sia dall’istituto di credito. Inizialmente, i giudici avevano condannato solo l’impiegato, escludendo la responsabilità della banca poiché l’uomo non era formalmente addetto al comparto investimenti. Tuttavia, la Suprema Corte ha cassato tale impostazione, rinviando gli atti a Firenze per una nuova valutazione del nesso di occasionalità necessaria.

Con la recente sentenza, il collegio della Corte d’Appello ha accolto l’orientamento di legittimità, evidenziando come l’inserimento dell’impiegato nella struttura aziendale avesse agevolato la truffa. La disponibilità di moduli intestati, le operazioni interne allo sportello e l’uso del nome della banca hanno creato un affidamento incolpevole nei clienti.

Di conseguenza, l’istituto bancario è stato condannato a risarcire, in solido con l’ex dipendente contumace, l’intera somma distratta, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali maturati. Inoltre, la banca dovrà coprire le ingenti spese di lite per tutti i quattro gradi di giudizio e restituire quanto precedentemente versato dalle eredi in esecuzione della vecchia sentenza annullata.