L’ospedale Versilia è il centro coordinatore nazionale di DrownInEd, acronimo di Drowning in the emergency department, un nuovo studio osservazionale multicentrico dedicato ai pazienti colpiti da sindrome da annegamento. Il progetto, promosso dall’Azienda Usl Toscana nord ovest, punta ad analizzare la gestione dei casi non fatali e a individuare modalità di assistenza più uniformi nei servizi di emergenza.
La ricerca è stata presentata il 14 agosto 2026 e si concentra sui percorsi di cura delle persone che arrivano vive in ospedale dopo un episodio di annegamento. In Italia si registrano ogni anno circa 350 decessi per questa causa. Lo studio intende quindi raccogliere dati sulle diverse fasi dell’intervento, dal soccorso iniziale fino al trattamento ospedaliero, considerando le differenti manifestazioni cliniche e i diversi livelli di gravità.
Una rete tra ospedali
Il coordinamento nazionale è affidato alla Medicina d’urgenza e Pronto soccorso del Versilia, diretta da Giuseppe Pepe. Per il presidio sono coinvolti come principali ricercatori Michela Sanna, Nicola Salini, Barbara Bilotta Zaccari, Andrea Marinai e Matilde Scotto.
Il progetto si basa su una collaborazione tra strutture ospedaliere della Toscana e di altre aree della costa. Nell’ambito dell’Azienda Usl Toscana nord ovest partecipano già l’ospedale Apuane di Massa, con referente Marco Leorin, e l’ospedale di Livorno, guidato da Luca Dallatomasina. È inoltre coinvolto l’ospedale Misericordia di Grosseto dell’Azienda Usl Toscana sud est, con Dario Marietti come referente. Altri centri, tra cui Siena, Pisa-Cisanello e Pietra Ligure, dovrebbero entrare nella rete in una fase successiva.
Dati per migliorare la presa in carico
La fase di arruolamento terminerà nel 2030 e durerà complessivamente sette anni. Il campione previsto è compreso tra 560 e 700 pazienti adulti. La raccolta sistematica riguarderà le modalità di soccorso, le decisioni adottate in emergenza e la gestione dei pazienti con sindrome da annegamento.
La condizione può provocare complicanze respiratorie anche gravi, con sintomi che talvolta compaiono a distanza di ore dall’inalazione di acqua. Un apparente recupero iniziale, dunque, non esclude la necessità di una valutazione clinica attenta. Per questo la ricerca esaminerà l’intero percorso assistenziale, dal primo intervento sulla spiaggia all’arrivo e al trattamento in ospedale.
Attraverso il confronto tra i diversi centri, DrownInEd cercherà di descrivere le pratiche già adottate e di evidenziare eventuali margini di miglioramento. I risultati potranno fornire indicazioni per definire percorsi più chiari, omogenei e tempestivi, con l’obiettivo di rafforzare la qualità dell’assistenza e le possibilità di sopravvivenza delle persone soccorse dopo un annegamento non fatale.