Passione per la lirica

Gino Bertini racconta Giacomo Puccini in ‘Turandot – L’ultima immortale’

Un libro che esplora gli ultimi mesi di vita di Puccini e la sua eredità musicale.

Gino Bertini racconta Giacomo Puccini in ‘Turandot – L’ultima immortale’

La lirica è molto più di uno spettacolo da palcoscenico; per alcuni, come Gino Bertini, è una passione che segna un’intera vita. Bertini, autore e documentarista, ha dedicato anni allo studio della figura e delle opere del compositore lucchese Giacomo Puccini.

La sua passione ha radici nel 1994, anno in cui è stata inaugurata la statua del Maestro davanti alla sua casa museo a Lucca. “Cercai di far coincidere l’installazione della statua con l’uscita di un mio documentario”, racconta Bertini. Tuttavia, i permessi per le riprese al museo di Torre del Lago non arrivarono in tempo, poiché il Tribunale di Milano deteneva ancora l’eredità di Puccini. Il documentario uscì l’anno successivo e fu giudicato dalla nipote Simonetta, che inizialmente criticò la scelta di utilizzare musica strumentale come sottofondo. Oggi, i due sono “in buonissimi rapporti”.

Questo evento ha segnato l’inizio di un profondo studio sull’eredità pucciniana, culminato nel libro Turandot – L’ultima immortale, scritto insieme a Federico Favali, che ha curato la parte finale. Il testo non si limita a raccontare la nascita dell’opera Turandot, ma esplora anche gli ultimi cinque mesi di vita di Puccini, offrendo un ritratto vivo arricchito da dettagli storici e lettere personali. Viene descritto con delicatezza il ruolo centrale del figlio del compositore, che lo accompagnò durante le visite mediche e nel viaggio in Belgio per curare la malattia, dove Puccini morì, mentre la moglie Elvira rimase a Viareggio.

La Toscana e l’eredità di Puccini

Parlare di Puccini significa anche parlare della sua terra, la Toscana, e in particolare di Lucca, che hanno ispirato le sue melodie. Bertini offre uno sguardo lucido su questi luoghi, evidenziando i successi come il lavoro di promozione dell’Associazione Lucchesi nel Mondo e la valorizzazione della casa natale di Lucca. Tuttavia, ci sono anche note dolenti, come la Villa di Chiatri, che versa in uno stato di abbandono. “È una villa bellissima”, racconta Bertini, “attualmente il proprietario è di Milano, che sembrava ci facesse chissà che cosa, poi purtroppo…”.

La morte di Giacomo Puccini nel 1924 ha lasciato incompleto l’ultimo atto dell’opera, creando un grande interrogativo sul finale. L’ultima parte del libro, curata da Favali, esamina i diversi tentativi di compositori per concludere l’opera. “Io preferisco il finale attuale”, afferma Bertini, aggiungendo che anche Favali ha scritto un finale, rappresentato in America e previsto anche al Teatro del Giglio di Lucca.

Bertini conclude affermando: “Se fosse nato ora, Puccini sarebbe un grande compositore di colonne sonore per il cinema”, sottolineando la natura immortale della sua musica. “Non esiste un giorno in cui non vada in scena un’opera di Puccini”. Con una prima tiratura di circa 800 copie già prenotate, Turandot – L’ultima immortale di Bertini e Favali si prepara a raggiungere i lettori.