Si sono sostanzialmente concluse le occupazioni degli istituti superiori di Lucca. Secondo quanto accertato dalla Questura, ieri sera tutte le scuole cittadine risultavano libere, comprese le sedi del Passaglia, indicate come il principale punto della mobilitazione studentesca.
La protesta ha lasciato però alcuni segni visibili all’esterno degli edifici. Striscioni sono ancora esposti davanti al Passaglia e all’ITE Carrara, istituto che, secondo quanto riferito, non è stato occupato. Tra le frasi comparse sui teli c’è anche il messaggio: Le scuole cadono a pezzi come il nostro futuro, richiamo alle condizioni degli edifici e alle preoccupazioni degli studenti.
Il sostegno del consigliere Bianucci
Sulla mobilitazione è intervenuto anche il consigliere comunale Daniele Bianucci, che ha distinto le manifestazioni pacifiche dagli episodi di violenza. In piazza San Michele, ha raccontato, avrebbe incontrato numerosi giovani determinati a protestare senza violenza contro il peso delle guerre e per chiedere maggiore attenzione alle questioni ambientali e ai cambiamenti climatici.
Bianucci ha invitato ad ascoltare le richieste degli studenti, definendole legate alla pace, alla tutela dell’ambiente e alla necessità di considerare il loro futuro una priorità. Il suo intervento si inserisce nel confronto seguito alle proteste che hanno interessato le scuole cittadine nei giorni scorsi.
Le richieste dei Cobas
Un sostegno alla protesta è arrivato anche dai Cobas Scuola Lucca. In una nota, l’esecutivo provinciale del sindacato ha collegato le occupazioni alla richiesta di maggiori investimenti nella scuola pubblica e alla contrarietà alla riforma definita a pezzi, attribuita al governo Meloni e al ministro Valditara.
Tra gli slogan citati dai Cobas figurano A scuola nessuno è straniero, più scuola e meno armi e No alla scuola al servizio delle imprese. Il sindacato riferisce inoltre che gli studenti contestano il carovita e la riduzione delle garanzie sociali, richiamando i diritti all’istruzione, alla salute, alla casa, a un lavoro non precario e a un salario sufficiente.
Nel documento viene criticata anche la risposta del governo alle mobilitazioni, ritenuta concentrata soprattutto sull’ordine pubblico. I Cobas precisano poi che, all’ITE Carrara, il tentativo di occupazione notturna si sarebbe concluso con l’arrivo del personale scolastico: i ragazzi si sarebbero allontanati volontariamente e, dopo l’apertura del cancello, non sarebbero entrati nell’edificio.
La stessa organizzazione sindacale ricorda che il lancio di un fumogeno, che ha colpito un agente, sarebbe avvenuto dall’esterno della scuola, così come la lite tra alcuni giovani nella quale è rimasto ferito un ragazzo. Esprimendo solidarietà alle persone coinvolte, i Cobas chiedono che alle rivendicazioni venga data una risposta diversa dalla repressione e annunciano lo sciopero generale del 30 ottobre, contro la riforma degli istituti tecnici, il tetto agli studenti stranieri non italofoni per classe e il calo del potere d’acquisto degli stipendi.