Situazione critica

Monito della Diocesi dopo due suicidi in carcere

Don Simone Giuli denuncia il sovraffollamento e la mancanza di rieducazione nel carcere di Lucca.

Monito della Diocesi dopo due suicidi in carcere

Due suicidi in 48 ore nelle celle del carcere “San Giorgio” di Lucca hanno sollevato un allarme che non può essere ignorato. A intervenire è don Simone Giuli, cappellano del carcere da 13 anni, che esprime preoccupazione per le condizioni di vita dei detenuti. Tra le vittime, un giovane originario del Bangladesh, arrestato da poco e già in evidente stato di irrequietezza, tanto da essere collocato in una cella singola.

“Mi chiedo cosa si portasse nell’anima”, riflette Giuli, che ha assistito a eventi simili nel corso della sua carriera. “Altri detenuti hanno fatto questa scelta una volta fuori. Un fuori che non è mai facile, quando è difficile ciò che ti porti dentro. La sfida è stare accanto a questo dentro”.

La solitudine dei detenuti

Giuli sottolinea che questi eventi comunicano una profonda solitudine esistenziale. In Italia, e non solo a Lucca, il sovraffollamento delle carceri e la scarsità di attività rieducative e lavorative sono problematiche evidenti. “Mi fa male vedere la sofferenza in solitudine di tanti esseri umani, al di là degli errori commessi”, afferma il cappellano, che chiede una riflessione profonda sul modello carcerario italiano.

“Credo che vada ripensato il modello di carcere in Italia. Ma per questo servirebbe una maturazione culturale in noi italiani, che non mi sembra per ora vogliamo fare, sia a livello politico che di coscienza civile. Infatti, le due cose sono sempre legate. Non a caso, una vera riforma non è mai stata fatta”, aggiunge Giuli, evidenziando la necessità di un cambiamento radicale.

Un appello alla dignità umana

“Questo tema può sembrarci lontano, ma a mio avviso da come lo affronteremo ne va della nostra dignità umana e della qualità della società di domani”, conclude Giuli. “Legato al mondo del carcere, c’è in gioco molto più di quanto pensiamo. Ci siamo in gioco tutti”. Infine, cita le parole di Papa Leone nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale dei poveri, che si celebrerà a novembre: “I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno”.