Identità lucchese

Partenze e ritorni, il lavoro decide il futuro di Lucca

Ilaria Del Bianco analizza mobilità giovanile, servizi, attrattività territoriale, legami degli emigrati.

Partenze e ritorni, il lavoro decide il futuro di Lucca

Lucca è sempre più conosciuta nel mondo, ma non riesce ancora a trattenere tutti i giovani che vi sono nati. Il rapporto tra partenze, ritorni e attrattività del territorio è al centro dell’analisi di Ilaria Del Bianco, presidente dell’Associazione Lucchesi nel Mondo, che sottolinea come la mobilità delle nuove generazioni non sia di per sé un problema. La questione, piuttosto, riguarda la difficoltà di trasformare le esperienze all’estero in percorsi di rientro e di offrire condizioni adeguate a chi vorrebbe costruire qui il proprio futuro.

Partire è diventato normale, tornare più difficile

Secondo Del Bianco, i giovani iniziano a confrontarsi presto con altri Paesi grazie a programmi come Erasmus e Intercultura. Viaggiare, studiare e lavorare fuori dall’Italia è quindi una scelta sempre più naturale. A pesare non sono soltanto le opportunità professionali o il livello degli stipendi, ma anche i servizi, il welfare e il sostegno alle famiglie. In questo confronto, spiega la presidente, il Nord Europa appare spesso più attrezzato nel supportare le giovani coppie e nel favorire l’occupazione femminile.

Il nodo principale è l’assenza di una vera circolarità: molti partono, ma non trovano condizioni sufficientemente attrattive per rientrare, mentre il territorio non registra un flusso significativo di lavoratori qualificati provenienti dall’estero. Lucca richiama pensionati stranieri e alcuni manager che lavorano a distanza, ma il fenomeno resta limitato sul piano delle carriere. Un’eccezione indicata nell’intervista è la Scuola IMT. Per rendere la città più competitiva servirebbero investimenti nelle infrastrutture, anche tecnologiche, nei trasporti pubblici e nei collegamenti con le piccole frazioni.

Una comunità oltre i confini

L’internazionalità di Lucca, osserva Del Bianco, è oggi molto più visibile rispetto al passato. La promozione legata ai Lucca Comics e al Summer Festival, insieme alla valorizzazione di Giacomo Puccini, ha contribuito a far conoscere la città in molti Paesi. Si tratta però soprattutto di un’internazionalità turistica, che non coincide ancora con una capacità altrettanto forte di attrarre persone interessate a vivere e lavorare stabilmente sul territorio.

Parallelamente, resta solido il legame tra Lucca e le comunità lucchesi all’estero. Nel 1998 i contatti avvenivano ancora attraverso lettere e posta aerea; oggi l’associazione dialoga in videochiamata con persone residenti in Australia, Sud America e Norvegia. Gli iscritti all’Associazione Lucchesi nel Mondo continuano a crescere e, secondo la presidente, il rapporto con la terra d’origine non si è indebolito, ma si è trasformato. Nipoti e pronipoti tornano con un senso di appartenenza spesso più consapevole e orgoglioso.

La stessa percezione della città cambia agli occhi di chi arriva da grandi metropoli come San Paolo, New York o San Francisco. Le criticità che i residenti tendono a notare convivono con una qualità del paesaggio e della vita considerata straordinaria dai visitatori. L’intervista affronta anche il tema dei nuovi migranti: per Del Bianco, l’integrazione dovrebbe passare dalla possibilità di lavorare, imparare la lingua e conoscere le leggi, così da costruire un percorso di autonomia. Non basterebbe, dunque, la sola accoglienza.

L’associazione, fondata nel 1968, si prepara a celebrare i 60 anni nel 2028. Del Bianco è convinta che continuerà a esistere, pur cambiando ancora forma. La sua capacità di rinnovarsi e di passare di generazione in generazione viene indicata come la ragione principale della sua continuità.