Decisione regionale

In Toscana stop agli accorpamenti scolastici forzati per tre anni

La misura consente fusioni soltanto se sostenute dalle comunità locali e condivise con il territorio.

In Toscana stop agli accorpamenti scolastici forzati per tre anni

Per i prossimi tre anni in Toscana non saranno effettuati accorpamenti scolastici forzati. La decisione è stata comunicata dal consigliere regionale Mario Puppa, che ha definito il provvedimento della Giunta una vittoria ottenuta dopo un percorso portato avanti sia in Consiglio regionale sia nei territori.

La possibilità di procedere comunque a fusioni tra istituti resterà aperta, ma soltanto quando si tratterà di una scelta condivisa e maturata localmente. Secondo quanto riferito da Puppa, quindi, eventuali accorpamenti potranno avvenire solo con il consenso delle comunità interessate e non attraverso decisioni calate dall’alto.

Il valore dei presidi scolastici

Nel commentare la scelta, il consigliere ha sottolineato il ruolo che le scuole svolgono nei piccoli centri. Per Puppa, un istituto non può essere considerato soltanto come un elemento amministrativo o come un dato da inserire in un bilancio: rappresenta un punto di riferimento per le famiglie e per la permanenza dei giovani residenti nei paesi.

La scuola, ha spiegato, è anche il luogo in cui i bambini costruiscono il rapporto con la propria comunità e con il futuro del territorio. Da qui la contrarietà agli accorpamenti imposti, ritenuti capaci di indebolire la presenza dei servizi nei centri più piccoli e di incidere sulle prospettive delle famiglie che vi abitano.

Una battaglia portata avanti sul territorio

Puppa ha ricordato di avere sostenuto il tema durante i lavori del Consiglio regionale, ma soprattutto attraverso il confronto con le realtà locali. La sospensione degli accorpamenti obbligatori viene così presentata come l’esito di un impegno politico che, nelle parole del consigliere, riguarda direttamente la tutela della rete scolastica toscana.

Il provvedimento non esclude quindi ogni possibile riorganizzazione, ma stabilisce che eventuali interventi dovranno nascere da una decisione condivisa. Il criterio indicato è quello della partecipazione del territorio, con l’obiettivo di evitare che la modifica dell’organizzazione scolastica venga decisa esclusivamente sulla base di numeri o valutazioni amministrative.