Il caldo record, accompagnato da una forte intensità luminosa e dalla prolungata assenza di piogge, sta mettendo sotto pressione le campagne toscane. A lanciare l’allarme è Coldiretti Lucca, che stima una perdita del 20% delle produzioni orticole danneggiate o bruciate a livello regionale. Nelle stalle, invece, la produzione di latte è diminuita tra il 20 e il 40%, con conseguenze sulle filiere lattiero-casearie e sull’accrescimento degli animali da carne.
Ortaggi e semine sotto pressione
Le temperature elevate hanno reso necessario irrigare con maggiore frequenza le colture, garantire refrigerio agli animali e rafforzare la difesa dagli insetti alieni, favoriti dalle condizioni climatiche estreme. Queste attività hanno comportato un aumento dei costi energetici per le aziende agricole. L’assenza di precipitazioni ha inoltre compromesso i pascoli, costringendo gli allevatori a utilizzare le scorte di alimenti destinate all’inverno.
Le difficoltà riguardano anche le semine delle colture invernali, che rischiano di slittare perché il terreno surriscaldato ostacola la germinazione. A questo si aggiunge il rischio di incendi per il patrimonio boschivo regionale. La combinazione di minori raccolti, maggiori spese e problemi negli allevamenti riduce il reddito delle imprese e ne mette a rischio la stabilità economica.
La situazione è particolarmente evidente nei terreni di San Michele di Moriano, dove lavora Davide Serra, titolare dell’omonima azienda agricola. L’imprenditore riferisce che la rete irrigua con le canalette sta permettendo di contenere i danni, ma teme di perdere fino all’80% dei pomodori. Il sole diretto, spiega, ustiona e lessa i frutti ancora sulla pianta. Una parte della produzione è stata protetta con la geolite, materiale naturale simile al caolino.
Frutta, insetti e prospettive
Serra segnala problemi anche per le semine e per le piante trapiantate. Le temperature del terreno, misurate direttamente dall’agricoltore, avrebbero raggiunto i 60 gradi, rendendo difficile lo sviluppo delle radici. Le piante hanno inoltre risentito non soltanto del calore, ma anche dell’intensità della luce solare.
Tra le colture più resistenti ci sono le pesche, considerate una produzione caratteristica della zona. Anche le pere, pur mostrando gli effetti del sole, non avrebbero registrato danni rilevanti. Più incerto il futuro delle mele: secondo Serra, nel giro di tre o quattro anni potrebbe diventare necessario interromperne la produzione, perché il frutto soffre le alte temperature e tende a rimanere piccolo.
Il caldo favorisce infine la diffusione di nuovi parassiti. Nelle campagne continua a rappresentare una minaccia la cimice asiatica, mentre la mosca della frutta è segnalata in risalita dal Sud Italia. Per Coldiretti, l’insieme di questi fattori conferma l’impatto delle condizioni climatiche estreme sull’agricoltura e sulla sostenibilità economica delle aziende.