Commercio urbano

Lucca, la minoranza: «I dati del sindaco non fotografano il centro»

Contestato il perimetro delle statistiche: dentro le Mura calano gli esercizi di vicinato mentre aumentano i ristoranti

Lucca, la minoranza: «I dati del sindaco non fotografano il centro»

La replica alle parole del sindaco Mario Pardini arriva dal gruppo di minoranza Lucca è un grande noi, rappresentato in consiglio comunale da Ilaria Vietina. Al centro della contestazione c’è il perimetro dei dati utilizzati dal primo cittadino per respingere l’immagine di una Lucca trasformata in mangificio. Secondo la minoranza, le cifre citate riguardano l’intero territorio comunale e non il solo centro storico, area nella quale si concentra il confronto sugli effetti del turismo e sulla trasformazione delle attività economiche.

In un video diffuso sui social, Pardini aveva richiamato l’andamento delle attività di somministrazione tra il 2022 e il 2026, indicando 524 licenze nel 2012, 601 nel 2022 e 554 nel 2026. Per il gruppo di opposizione, però, questi valori non descrivono adeguatamente ciò che accade dentro le Mura, dove la pressione turistica sarebbe più evidente e il commercio tradizionale avrebbe subito un calo significativo.

Il confronto tra negozi e ristoranti

La minoranza sostiene che nel centro storico i negozi siano passati da 397 a 298 tra il 2012 e il 2025, con la perdita di quasi un’attività su quattro. Nello stesso periodo, i ristoranti sarebbero aumentati da 44 a 73, pari a una crescita del 66 per cento. Il gruppo evidenzia inoltre la diversa velocità del fenomeno: tra il 2012 e il 2022 il centro avrebbe perso 51 negozi, mentre nei tre anni successivi, dal 2022 al 2025, ne sarebbero spariti altri 48.

Parallelamente, i ristoranti sarebbero cresciuti di 18 unità nel decennio compreso tra il 2012 e il 2022 e di altre 11 nel periodo 2022-2025. Per Lucca è un grande noi, il dato mostra che in appena tre anni si è verificata una crescita superiore alla metà di quella registrata nei dieci anni precedenti, mentre la diminuzione dei negozi ha raggiunto quasi lo stesso livello in un arco di tempo molto più breve.

Il gruppo di opposizione definisce mangificio un’espressione polemica e non una categoria statistica, ma ritiene che il termine rifletta la percezione di chi vive e frequenta il centro storico: meno attività legate alla vita quotidiana, più ristorazione e ricettività, oltre a una maggiore presenza di spazi orientati al consumo turistico. La critica riguarda quindi il rapporto tra le diverse funzioni della città e il rischio che una di esse finisca per prevalere sulle altre.

Nella nota viene richiamata anche la decisione dell’amministrazione Pardini di confermare la moratoria già avviata dalla giunta Tambellini e di estendere il divieto di nuove aperture di bar e ristoranti a piazza Napoleone, piazza San Michele e via Fillungo. Per la minoranza, l’intervento, motivato dall’elevata concentrazione di locali, rappresenterebbe il riconoscimento concreto dell’esistenza di una criticità nel cuore della città.

Il turismo, sottolinea il gruppo, resta una risorsa per Lucca e la contestazione non è rivolta ai ristoratori o agli operatori che investono e creano occupazione. L’obiettivo indicato è piuttosto quello di governare gli effetti della crescita turistica, mantenendo un equilibrio tra la città che accoglie e quella in cui le persone abitano, lavorano e studiano. Per questo, conclude la minoranza, i dati devono essere letti nel contesto corretto: se il tema è la trasformazione del centro storico, non è sufficiente riferirsi alle statistiche dell’intero Comune.