Patrimonio storico

Mammini critica l’abbandono del Museo del Risorgimento

La consigliera dem richiama l’ente sulle scelte dedicate alla memoria nazionale.

Mammini critica l’abbandono del Museo del Risorgimento

Serena Mammini, consigliera comunale del Partito democratico, interviene sullo stato del Museo del Risorgimento di Lucca, struttura inaugurata nel 2013 e oggi, secondo la denuncia politica, priva delle risorse necessarie per restare pienamente operativa. Il museo, gestito dalla Provincia di Lucca, sarebbe stato progressivamente abbandonato dopo l’apertura.

La denuncia sulle risorse

Mammini si domanda che cosa sia cambiato in questi tredici anni: se il progetto non funzioni più, non interessi oppure se siano state modificate le priorità. La consigliera riconosce le difficoltà dell’ente provinciale, chiamato a occuparsi di strade, ponti, scuole ed edilizia scolastica, oltre che di funzioni amministrative e nuovi incarichi.

Il punto, sostiene, è che proprio la scarsità delle risorse obbliga le istituzioni a compiere scelte precise. E le scelte, aggiunge, riflettono gli indirizzi della politica. Nel suo intervento, pubblicato sui social, Mammini sottolinea che a Lucca si parla spesso dell’importanza della cultura e della necessità di investire nel patrimonio e nella capacità della città di produrre conoscenza, ma che a queste dichiarazioni dovrebbero seguire decisioni concrete.

Il riferimento alla Breccia di Porta Pia

La consigliera richiama anche il prossimo anniversario del 20 settembre, data legata alla Breccia di Porta Pia e al ritorno di Roma all’Italia. Un passaggio storico che, osserva, non dovrebbe restare soltanto una ricorrenza del passato. Il museo conserva infatti cimeli originali, documenti, opere e testimonianze, ma si troverebbe oggi in condizioni di forte difficoltà e senza adeguati finanziamenti.

Per Mammini non si tratta di una questione nostalgica, bensì di una scelta culturale. La riflessione si collega inoltre al dibattito riacceso sulla Manifattura, uno dei principali patrimoni cittadini, e sulle ipotesi per il suo futuro. Discutere di rigenerazione e nuovi progetti è legittimo, afferma la consigliera, ma occorre anche chiedersi se le istituzioni siano in grado di prendersi cura di ciò che esiste già.

Il Museo del Risorgimento, conclude Mammini, rappresenta un progetto già realizzato, finanziato e allestito. Non si tratta quindi di stabilire che cosa potrebbe diventare, ma di decidere se mantenerlo vivo e, possibilmente, renderlo più attivo di quanto sia stato finora.