Cinema d’autore

Tommaso Landucci debutta a Venezia con I figli della scimmia

L’opera prima di finzione vede Riccardo Scamarcio nel ruolo d’un padre alle prese tra affetti, disabilità e aspettative familiari.

Tommaso Landucci debutta a Venezia con I figli della scimmia

Tra i protagonisti dell’83esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia c’è anche Tommaso Landucci, regista e sceneggiatore nato a Lucca nel 1989. L’autore è approdato nella sezione Orizzonti con I figli della scimmia, il suo primo lungometraggio di finzione, dopo l’esperienza del 2021 con il documentario Caveman – Il gigante nascosto.

Il film è il risultato di cinque anni di scrittura, ricerca e sviluppo. L’opera dura 110 minuti e arriverà nelle sale il 17 settembre, distribuita da Medusa. Nel cast figurano Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso, Tancredi Naldini, Andrea Aggio e Luigi Diberti.

Il conflitto tra affetti e aspettative

Al centro della storia c’è Dario, interpretato da Riccardo Scamarcio, un padre che dedica ogni energia al figlio con disabilità. Nel rapporto sempre più stretto con il nipote adolescente, però, l’uomo finisce per riconoscere il ragazzo che aveva immaginato di crescere. Questo legame mette in discussione gli equilibri dell’intera famiglia, facendo emergere un conflitto tra amore, proiezioni personali e desideri rimasti inespressi.

Il titolo richiama una favola di Esopo, nella quale una scimmia, madre di due cuccioli, riserva cure e nutrimento soltanto a quello preferito. Nel racconto di Landucci i due figli sono invece quello reale e quello ideale, messi a confronto all’interno di una vicenda familiare segnata dal rimpianto e dalla difficoltà di accettare la realtà.

Un metodo costruito sull’incontro

La preparazione del film è passata anche dall’incontro con Andrea Aggio, giovane interprete con paralisi cerebrale infantile. Il regista lo ha frequentato a lungo insieme alla sua famiglia prima dell’inizio delle riprese. Da questa conoscenza sono nati gesti e situazioni poi confluiti nella sceneggiatura. Aggio ha partecipato consapevolmente al progetto e ha contribuito alla definizione del personaggio attraverso la propria esperienza.

È un approccio già sperimentato da Landucci in Caveman – Il gigante nascosto, documentario dedicato allo scultore e speleologo Filippo Dobrilla. Per trent’anni l’artista aveva lavorato alla realizzazione di un colosso di marmo all’interno di una grotta delle Alpi Apuane. Il regista lo aveva seguito anche durante la malattia che ne avrebbe causato la morte, trasformando il progetto in una riflessione sul rapporto tra arte, isolamento e fine della vita.

Il documentario era stato presentato a Venezia nel 2021, alle Giornate degli Autori, nella sezione Notti veneziane. Per Landucci, dunque, il ritorno al Lido non rappresenta una prima assoluta, ma un nuovo passaggio nel percorso professionale iniziato nel 2011, con l’ingresso al corso di regia del Centro sperimentale di cinematografia di Roma.

Nel corso della sua formazione il regista ha lavorato come assistente di Claudio Giovannesi e di Luca Guadagnino, seguendo anche la realizzazione di A bigger splash. In quegli anni ha conosciuto James Ivory, diventato suo mentore e oggi produttore esecutivo del film. La sceneggiatura, scritta insieme a Damiano Femfert, ha ottenuto il Premio Solinas e altri riconoscimenti internazionali. La produzione è firmata da Lungta Film, Mosaicon Film e Lebowski, società di Riccardo Scamarcio, coinvolto nel progetto fin dalle prime fasi anche come protagonista.