Tre milioni di donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari al 15,3%, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. È uno dei dati contenuti nell’indagine Istat Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – Anno 2025, pubblicata il 16 settembre e richiamata da Marco Martorana, garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Lucca.
Secondo la rilevazione, poco meno di un milione e 650mila donne riferiscono di aver subito una violenza sessuale durante l’infanzia. Oltre il 58% delle vittime, tuttavia, non ne parlò con nessuno. Per Martorana, questo dato segnala un problema ulteriore rispetto alla violenza: il silenzio può consentire all’abuso di rimanere nascosto per anni, senza che la vittima trovi un adulto in grado di riconoscere la situazione e intervenire.
Abusi spesso dentro relazioni conosciute
L’indagine mostra che le violenze vengono commesse prevalentemente da persone conosciute dalla vittima. ParentI, amici e amici di famiglia rappresentano una parte rilevante degli autori delle violenze sessuali, mentre nei casi di violenza fisica più grave assume un peso significativo anche l’ambito familiare. Un quadro che, secondo il garante, impone di superare l’idea che il pericolo per un bambino provenga necessariamente da uno sconosciuto.
La maggior parte degli episodi di violenza sessuale si colloca tra gli 11 e i 16 anni. Tra le vittime italiane, però, l’8,2% riferisce che il primo episodio è avvenuto prima dei sei anni. La protezione, sostiene Martorana, non può quindi limitarsi alla fase successiva alla denuncia o all’emersione dell’abuso, ma deve puntare anche sulla capacità degli adulti di cogliere i segnali e di porre domande adeguate.
Una rete per favorire le richieste di aiuto
Famiglia, scuola, servizi, istituzioni e comunità educante sono chiamati a costruire condizioni nelle quali un minore possa chiedere aiuto prima che il silenzio diventi permanente. L’obiettivo è individuare adulti capaci di ascoltare e di accompagnare il bambino, soprattutto quando la violenza si inserisce in relazioni apparentemente normali e in contesti percepiti come sicuri.
I dati Istat evidenziano inoltre un legame tra le violenze subite nell’infanzia e quelle vissute in seguito: tra le donne italiane che hanno subito violenza fisica o sessuale da piccole, la quota di chi ne subisce anche in età adulta raggiunge il 57,2%. Per il garante del Comune di Lucca, proteggere un minore significa dunque non soltanto interrompere una violenza presente, ma anche ridurre il rischio che le conseguenze incidano sulle relazioni, sull’immagine di sé e sulla vita adulta.