Confronto aperto

Ex Manifattura di Lucca, Giurlani difende il progetto Polimea

Il coordinatore replica alle critiche e contesta l’esito della procedura: la proposta, sostiene, non è stata bocciata ma esclusa senza valutazione.

Ex Manifattura di Lucca, Giurlani difende il progetto Polimea

Il progetto di riqualificazione dell’ex Manifattura di Lucca resta, almeno nelle intenzioni dei promotori, ancora in campo. A sostenerlo è Ugo Giurlani, coordinatore di Polimea, intervenuto dopo le critiche rivolte all’iniziativa dall’ex sindaco Pietro Fazzi. Giurlani respinge la definizione di progetto velleitario e descrive la compagine come un gruppo composto da realtà con esperienza e competenze diverse, riunite con l’obiettivo di lavorare alla rigenerazione dell’area.

Secondo il coordinatore, la proposta non sarebbe assimilabile a un’operazione improvvisata. Nel Patto Polimea, spiega, sono state coinvolte istituzioni e organizzazioni attive nei settori della formazione, della cultura, della musica, dell’accoglienza e della gestione di servizi. Tra i soggetti citati figurano il Conservatorio Boccherini, l’Accademia di Belle Arti di Carrara, Imt, Jam Academy, 9 Muse, Sago, Ostello Bello, Ristogest e SoecoForma. Il promotore e coordinatore indicato è Music Innovation Hub, impresa sociale sostenuta da Fondazione Cariplo, Sefea Impact e altri investitori.

La proposta e l’esito della gara

Il progetto prevedeva la realizzazione di un polo formativo e culturale dedicato ad alcuni elementi caratterizzanti della città, dalla musica ai Comics e Games, con spazi per eventi e spettacoli. Era inoltre previsto il coinvolgimento di lavoratori svantaggiati attraverso percorsi di formazione e inclusione lavorativa. Giurlani sostiene che l’iniziativa fosse stata costruita tenendo conto delle difficoltà economiche e operative di una rigenerazione urbana complessa, senza fare affidamento su ritorni immediati tipici di altri investimenti immobiliari.

Una parte rilevante dell’intervento riguarda il rapporto con il Comune durante la procedura per l’affidamento in concessione. I promotori affermano di aver chiesto chiarimenti su alcuni punti del bando, ritenuti contraddittori o penalizzanti per il concessionario. Le risposte ricevute, secondo Giurlani, non avrebbero risolto le questioni sollevate. Per questo, nella proposta sarebbero state indicate condizioni e problematiche operative da affrontare in caso di aggiudicazione. La procedura prevedeva anche una fideiussione da 420mila euro, che i proponenti avrebbero rischiato di perdere in caso di successivo ritiro.

Il progetto resta disponibile

Giurlani contesta anche l’interpretazione dell’esito della gara. A suo avviso, Polimea non è stata bocciata, perché la proposta tecnica è stata aperta e letta dagli uffici ma non valutata nel merito, mentre il piano economico e finanziario non sarebbe stato aperto. Il progetto, precisa, sarebbe stato escluso per la presenza di pre-requisiti ritenuti incompatibili con l’ammissibilità della proposta. Il piano finanziario, predisposto e asseverato da professionisti esterni al territorio, avrebbe indicato una sostenibilità nel lungo periodo, a fronte di difficoltà iniziali da affrontare con strumenti specifici.

La compagine, afferma il coordinatore, sarebbe quindi disponibile a migliorare e integrare l’ipotesi progettuale, qualora il Comune intendesse ancora perseguire una rigenerazione a carattere culturale. Giurlani considera invece sproporzionata la destinazione dell’intero complesso a uffici comunali rispetto alle esigenze del territorio. In alternativa alla concessione a privati, richiama la possibilità di una gestione diretta degli spazi o della costituzione di una nuova società interamente controllata dall’amministrazione, sul modello di una Polis in house.

Restano tuttavia le incognite legate ai vincoli della Soprintendenza, alle destinazioni previste dalla variante urbanistica e al clima preelettorale, che secondo Giurlani non favorirebbe decisioni serene su un intervento di questa portata. Il coordinatore non esclude comunque un nuovo coinvolgimento dei soggetti del Patto Polimea, pur riconoscendo che quattro anni di attesa e l’esito della procedura hanno messo a dura prova l’entusiasmo iniziale.