Accoglienza temporanea

A Lucca il trauma delle famiglie sfollate dopo l’incendio

A Villa Pardini sei nuclei affrontano paure, ricordi e difficoltà quotidiane con il sostegno di una psicologa.

A Lucca il trauma delle famiglie sfollate dopo l’incendio

Il ricordo di quella notte è ancora vivo per le sei famiglie sfollate dalla palazzina di San Vito, a Lucca, dopo l’incendio mortale che ha reso inagibili le abitazioni. A due giorni dal rogo, il fumo e il suo odore sembrano ancora presenti, insieme alla paura di rivivere quei momenti. Alcuni ospiti raccontano di non riuscire a dormire senza lasciare una finestra socchiusa, mentre la luce rossa delle stufe installate sotto il tendone dell’accoglienza riaccende l’ansia.

Le famiglie sono state sistemate a Villa Pardini, dove hanno trovato un riparo e un’assistenza continuativa. Hanno potuto recuperare soltanto una parte degli effetti personali dalle abitazioni, in alcuni casi accompagnate dai vigili del fuoco, e ora affrontano la quotidianità lontano da casa. In questo percorso hanno già incontrato una psicologa e cercano di sostenersi a vicenda, condividendo una condizione che sarebbe più difficile da affrontare individualmente.

La paura riaccende il ricordo

Flavio Castellani vive nell’abitazione accanto a quella in cui il rogo ha avuto origine. È riuscito a rientrare il giorno successivo, accompagnato dai vigili del fuoco, ma ha avuto poco tempo per recuperare alcuni medicinali e qualche cambio di abiti. Ha anche un livido, senza ricordare come se lo sia procurato. “La mattina che siamo arrivati qua ci hanno fatto aspettare sotto a quel tendone. Hanno acceso le stufe che scaldavano dall’alto, sentivamo il calore e vedevamo quella luce rossa sopra di noi. Abbiamo iniziato tutti a dire di no e a chiedere di spegnerle”, racconta.

Per Castellani, la presenza degli altri sfollati rappresenta almeno un punto di riferimento. “Qui siamo tutti insieme. Si tratta di un trauma e possiamo elaborarlo meglio che da soli”, spiega. Le difficoltà restano, perché gli oggetti a disposizione sono soltanto quelli recuperati in fretta, ma a Villa Pardini gli ospiti dicono di trovare sempre qualcuno a cui rivolgersi quando emerge un’esigenza. La speranza più forte è poter tornare presto nelle proprie abitazioni.

Il sostegno ai più piccoli

Tra le persone accolte c’è anche Arianna Carani, arrivata nella struttura con il marito e i due figli. La bambina di dieci anni fatica ancora a parlare di quanto è accaduto e ha chiesto alla madre di assicurarsi che a scuola nessuno affronti l’argomento dell’incendio. La madre, invece, racconta di essere riuscita a sfogarsi durante l’incontro con la psicologa, trovando uno spazio per esprimere la paura e la tensione accumulate.

La famiglia Carani è stata l’ultima a lasciare la palazzina. La donna ha raccontato di avere sentito le sirene e poi le urla provenire dall’esterno. Quando è andata in sala ha visto il fumo, ormai troppo intenso per scendere dalle scale, anche per le condizioni del figlio più piccolo. La famiglia si è quindi rifugiata sul terrazzo in attesa dei soccorsi. Arianna è rientrata due volte: prima per aprire le finestre e poi per aprire la porta, così da agevolare l’accesso dei vigili del fuoco.